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Museo Rosenbach

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Artisti


Pubblicato il 20 Gennaio 2014

Il Museo Rosenbach si forma nei primi anni ’70 eseguendo il repertorio dei Jethro TullGenesis e dei King Crimson.

Il gruppo, composto da Stefano “Lupo” Galifi (canto), Giancarlo Golzi (batteria), Alberto Moreno (basso e pianoforte), Enzo Merogno (chitarra) e Pierluigi “Pit” Corradi (tastiere), nel 1973 registra per la Ricordi l’album ZARATHUSTRA considerato in Italia e all’estero un punto di riferimento del rock sinfonico e del “progressive” italiano.

Il concept del lavoro è il libro di Nietzsche “Così parlò Zarathustra” nel quale l’antico profeta esorta l’umanità ad abbandonare gli errori e la violenza del potere per considerare la vita nel suo aspetto gioioso, in sostanziale armonia con l’ambiente naturale. Il disco ottiene un buon successo di pubblico e di critica grazie ad una efficace fusione del sound latino con l’architettura compositiva proveniente dall’Inghilterra.

Il Museo partecipa, nel giugno 1973, al “Festival di Nuove Tendenze” di Napoli ma l’anno seguente i suoi componenti decidono di interrompere l’attività musicale e di seguire diverse strade professionali.

Nel 1982 “Zarathustra” viene ristampato in Giappone su Cd mentre la versione in vinile diventa un disco cult per i collezionisti.

All’inizio degli anni Novanta il bassista e fondatore del Museo, Alberto Moreno, propone a Giancarlo Golzi un nuovo lavoro, costituito da materiale completamente inedito. Merogno, Corradi e Galifi non aderiscono a questa iniziativa.

Nel 1999, con Marco Balbo alla chitarra, Marioluca Bariona alle tastiere e Andrea Biancheri al canto, il Museo produce EXIT, un concept album particolare in cui si raccontano episodi apparentemente isolati, momenti personali di un’esistenza non epica come quella di Zarathustra ma  quotidiana, vissuta da un uomo qualunque.

Nel 2002 il Museo accetta la proposta della rivista finlandese “Colossus” di partecipare alla traduzione in musica rock del poema nordico Kalevala. Con la stessa formazione di Exit compone la breve suite “Fiore di vendetta” in cui si racconta una cupa vicenda di guerra tra fratelli.

Nel 2012 Moreno, Golzi e Galifi decidono di far risuonare di nuovo on stage il mondo di Zarathustra. Enzo Merogno e Pierluigi Corradi non partecipano al progetto e nuovi musicisti arricchiscono il gruppo originale per rendere in concerto le stesse suggestioni evocate nell’album del 1973.

Le chitarre diventano due e sono affidate a Max Borelli e a Sandro Libra, che esprimono con le loro personalità le sfumature e gli intrecci della partitura; alle tastiere c’è Fabio Meggetto che accompagna una solida capacità interpretativa con una competente elaborazione dei suoni vintage. Moreno decide di completare la sezione tastiere con interventi di mellotron e sintetizzatore per lasciare il ruolo di bassista ad Andy Senis che, oltre ad essere un eccellente strumentista, permette al Museo di esplorare nuove possibilità vocali.

Durante la preparazione del concerto si decide di valorizzare i tre brani che nel vinile del 1973 erano il lato B per sottolineare, con un crescendo dinamico ed emotivo, le caratteristiche più apprezzate della lunga suite. Le composizioni vengono rese fedelmente ma appare evidente la necessità di interpretare in modo “progressivo” il materiale originale dando spazio ai contributi creativi dei nuovi elementi.

Il Museo sente la necessità di fissare questo momento e realizza, nell’ottobre 2012 , l’album “ZARATHUSTRA LIVE IN STUDIO”.

Durante le prove il Museo sviluppa anche alcune composizioni con l’intenzione di offrire al pubblico dei futuri concerti un panorama più vasto del suo mondo.

Nell’aprile del 2013 esce il nuovo lavoro  “BARBARICA” che viene presentato a Tokyo in occasione dell’Italian Progressive Rock Festival.

Il titolo dell’album evoca scenari drammatici, dominati da un’istintiva violenza che fa regredire qualunque civiltà al primitivo stato di barbarie. La band racconta un mondo disorientato, incapace di crescere in armonia con la natura, lacerato dal demone della guerra.

Nella suite iniziale, gli uomini, consapevoli dei danni ambientali che hanno provocato, cercano nella Natura segnali che facciano sperare nella sopravvivenza del pianeta. E la Terra risponde con la vitalità e l’amore di una grande madre. Ci sono orizzonti per il nostro futuro!

Tuttavia l’esistenza è ancora piena d’incertezze, moralmente inquinata dal fanatismo, dall’odio tra i popoli che lottano fra loro e si disperdono in una continua fuga dal dolore. Le quattro songs che completano l’affresco esprimono con un suono ruvido questa insana tentazione barbarica di risolvere i problemi del villaggio globale con la distruzione dell’avversario.

Il 4 marzo 2014 esce “Live in Tokyo”, il doppio album registrato durante l’esibizione all’Italian Progressive Rock Festival, tenutosi al “Club Città” di Kawasaki (Tokyo) lo scorso aprile 2013. Il lavoro conferma la band come una delle più importanti realtà ancora attive del “prog” italiano, ripercorrendo la “progressiva” evoluzione della band: nella prima parte si torna al passato, a “Zarathustra”, album del 1973 che viene eseguito integralmente. Nella seconda suite, il Museo racconta il presente attraverso i brani tratti da “Barbarica”, l’ultimo album in studio presentato dal vivo proprio in Giappone, in anteprima mondiale.

Il 2 aprile 2014 i Museo Rosenbach si esibiscono al “Baja Prog Fest” a Mexicali (Messico). La partecipazione fa parte di una panoramica che i messicanihanno della musica progressive italiana. Insieme ai Museo Rosenbach salgono sul palco gli amici di sempre: PFM, Osanna e Il Castello di Atlante. Una buona occasione per sprigionare nuove energie ed entusiasmi, per confrontarsi con le numerose band e stili provenienti da tutto il mondo.

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